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APPROFONDIMENTI  
Il raduno di Montegrimano Terme
di Alessandro Marinelli
Settembre 2001
Anche quest'anno, la sezione arbitri di Jesi della Federazione Italiana giuoco calcio, ha organizzato il consueto raduno precampionato, per curare la preparazione atletica in modo da "tirare a lucido", le proprie giacchette nere per l'inizio dei vari campionati dilettantistici.
Quest'anno si è svolto nella quiete e accogliente cittadina di Montegrimano Terme, nell'entroterra pesarese.
Agli ordini del referente atletico Gustavo Malascorta, e del Presidente della sezione Romeo Giannoni, una trentina di arbitri, alcuni dei quali accompagnati dalle rispettive famiglie, si sono ritrovati per una settimana, a partire da lunedì 3 settembre, proseguendo la loro preparazione atletica e tecnica ed approfondire le tematiche strettamente legate all'arbitraggio, in vista dell'imminente inizio dei vari campionati dilettantistici regionali.
La giornata iniziava con la sveglia alle ore 7:30, quindi colazione e un'oretta di lezione tecnica in aula per poi proseguire con gli allenamenti sul campo di giuoco fino all'ora di pranzo.
Riposo fino alle 16 del pomeriggio e quindi allenamenti fino all'ora di cena;
cosi via per l'intera settimana.
Come più volte ci ha ricordato il nostro presidente, questo raduno è servito anche e soprattutto per stare insieme, conoscersi meglio, far sì che oltre ad essere arbitri prima di tutto dobbiamo essere un "gruppo di amici".
Sicuramente il raduno verrà ripetuto anche nei prossimi anni visto che a detta di tutti i partecipanti è stato più che positivo.
   
La comunicazione
di Alessandro Marinelli
Giugno 2001
Dalla nascita alla morte, da quando ci alziamo al mattino fino a quando andiamo a dormire la sera, viviamo immersi in un flusso di comunicazione. La comunicazione è un processo grazie al quale si rende possibile lo scambio di informazioni tra due o più persone.
Le informazioni e il sapersi far capire diventano ancora più essenziali e basilari per svolgere la mansione di arbitro. Un buon arbitro, se vuole farsi “capire”, deve saper comunicare.
Qualunque cosa fa, qualsiasi gesto o comportamento che tiene, appare agli altri come comunicazione. Pensiamo ad una partita di calcio: senza comunicazione tra arbitro e giocatori e viceversa, sarebbe possibile il suo svolgimento? Sicuramente no!.
Ma comunicare non deve essere inteso solo come “scambio di parole” ma comprende tante altre cose: gli atteggiamenti, la postura, i gesti, le espressioni del volto, lo sguardo, l'uso dello spazio, l'aspetto fisico, l'abbigliamento.
E' proprio da quest'ultimo, l'abbigliamento fuori e dentro il campo dell'arbitro, che da' la prima comunicazione all'esterno, la prima impressione di chi, da li a pochi minuti dovrà dirigere l'incontro di calcio. Quella dell'arbitro in campo deve essere una forma di comunicazione particolarmente efficace, deve portare i giocatori in campo a parlare lo stesso linguaggio, inducendoli a nutrire nei suoi confronti fiducia nella veridicità del messaggio che vuole trasmettere, messaggio che poi è quello del rispetto delle regole del gioco, della lealtà sportiva e della assoluta imparzialità nelle decisioni. Solo in tal senso si può realizzare l'effetto realtà, molto importante per il successo del messaggio.
Come abbiamo innanzi detto, la comunicazione non è solo verbale, ma anzi, principalmente per l'arbitro, diventa molto importante comunicare “con gesti” (braccia aperte o protese in avanti per dire al giocatore “ vai, continua, non ti fermare"; con l'espressioni del volto per sdrammatizzare una situazione venutasi a creare; con l'essere sempre presente nelle vicinanze dell'azione di gioco “il cosiddetto uso dello spazio” per dare fiducia ai giocatori che le decisioni prese sono quelle corrette, facendo intendere la nostra presenza in qualsiasi situazione.
Comunicare e capirsi subito con i collaboratori (assistenti, quarto uomo) con un gesto, un'occhiata, significa essere in perfetta sintonia su tutte le decisioni da prendere, cosa fondamentale per un buon arbitraggio.
Tutto l'insieme di queste cose, se usate sono utilissime ed indispensabili all'arbitro e sono quelle che differenziano un direttore di gara “normale” da un vero “fenomeno” Per concludere, saper comunicare equivale a capire la comunicazione, saper capire il momento “topico” della gara, ascoltare in modo attivo le esigenze dei calciatori per poter rispondere per come è necessario al momento.