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INTERVISTE  
Il capitano della Fermana Guido Di Fabio
di Fabio Ramadori
Ci è stato possibile, durante un allenamento svoltosi a Pedaso in questi giorni, porre alcune domande al capitano della Fermana Calcio Guido Di Fabio

Quali sono gli atteggiamenti che un calciatore come te tende ad assumere nel rapportarsi con il direttore di gara?

Il rapporto con il direttore di gara inizia subito con la presentazione all’arrivo sul campo di gioco. È comunque lui che instaura il tipo di rapporto; da parte mia sarebbe ben accolto un atteggiamento confidenziale, per magari venirsi più incontro durante lo svolgimento della partita, perché sono convinto che fare l’arbitro non sia una cosa semplice e potersi scambiare le opinioni durante lo svolgimento della gara è "darsi una mano a vicenda".

Qual è la cosa che più ti colpisce nella presentazione con l’arbitro?

Come si presenta e il modo di fare il riconoscimento sono forse le cose che mi colpiscono di più. Ci sono arbitri che si mostrano subito in modo autoritario e questo un po’ mi dispiace perché dal direttore di gara vorrei un atteggiamento meno rigido. C’è chi si dimostra molto aperto al colloquio e chi invece vuole un rapporto ben distinto.

Quindi sulla base di quello che abbiamo detto quale è l’arbitro ideale per te?

La figura dell’arbitro ha avuto una sua evoluzione e devo dire che dal punto di vista atletico, oggi un arbitro è molto più preparato. L’arbitro ideale, per me, è quello che non si lascia influenzare da fattori esterni. Soprattutto nel nostro girone, la tensione che si vive, mette in difficoltà molti arbitri ma fortunatamente non tutti. Quindi, ammiro molto, chi riesce a rimanere fuori dai vari condizionamenti e dalla tensione che si vive per la partita. Per condizionamento io non intendo dire che l’arbitro si comporta in mala fede ma in un certo senso è partecipe della gara come noi calciatori. Ora nel calcio ci sono diversi interessi dovuti anche alla presenza della televisione che evidenzia e critica soprattutto l’operato dell’arbitro che si trova continuamente sotto esame.

Qualche mese fa era stata fatta la proposta di impiegare calciatori professionisti, qualora avessero deciso di entrare a fare parte del mondo arbitrale, direttamente nella direzione di gare in campionati nazionali. Anche se tale proposta non è stata accettata, cosa ne pensi?

Questa proposta, per me, non era una cattiva idea perché il giocatore, durante gli allenamenti, ha fatto esperienza su tanti tipi di falli e in un certo senso è già "vaccinato" a certe situazioni, ma d’altro canto, non sono d’accordo perché questo per un calciatore sarebbe solo un "ripiego", mentre toglierebbe a tanti ragazzi, che invece fanno l’arbitro per passione, la possibilità di esprimere le proprie capacità e di avere soddisfazioni dal proprio lavoro.

Si parla tanto di calciatori professionisti ma dell’arbitro professionista cosa ne pensi?


Il fatto che l’arbitro diventi professionista, da un punto di vista tecnico, certamente cambia poco, ma lo metterebbe in condizione di dover dedicare tutto o gran parte del suo tempo a questa attività. Non dimentichiamoci però che l’arbitro è un essere umano e quindi come noi calciatori, può compiere degli errori.

Quanto l’avvento della tecnologia può essere utile al mondo del calcio ?

Io ho iniziato a fare calcio in un certo modo perché avevo ed ho una grande passione che mi lega a lui. L’avvento della televisione, della moviola e di tante altre innovazioni non fanno altre che rovinare tutto quanto. Poi, spesso, l’operato dell’arbitro viene messo in discussione dalle continue moviole che si susseguono nelle varie trasmissioni, e tante volte si verifica che neanche coloro che fanno certi programmi sanno giudicare i singoli episodi, pur avendoli visti e rivisti più volte. E allora figuriamoci l’arbitro che deve prendere una decisione in una frazione di secondo!!

Che cosa puoi augurare a quei ragazzi che intraprendono questa nuova attività?

Che lo facciano con passione e che si pongano grandi obbiettivi. L’importante, come nel nostro mestiere, è metterci la massima applicazione, che dimostreranno sia in mezzo al campo che al polo di allenamento, perché realizzano una cosa in cui credono.